mercoledì 1 luglio 2015

Sì o no

« La carità e l'Amore
non sono mai neutrali,
perché il cuore non si può dividere e sempre costringe
a fare delle scelte.
Rifiutate con sdegno l'indifferenza
cosicché il cinismo
non potrà radicarsi in voi...
libererete allora la forza prorompente della bontà.
 »
       (Swami Roberto)


Leggendo queste parole di Swami, la prima cosa a cui penso oggi è un luogo comune in voga nel pianeta della spiritualità dietro al quale, ahimè, molto spesso si cela proprio l'indifferenza.
Mi riferisco all'idea di quanti intendono l' “essere amore” come la necessità inderogabile di non scomporsi mai... di non reagire mai neanche di fronte all'ingiustizia... secondo l' “identikit” spirituale di una "imperturbabilità" da mantenere sempre e comunque che però, tanto per fare un esempio, è dissomigliante dal profilo spirituale dei "Soggetti" più illustri delle Scritture.
Basti pensare all' “irruente” Dio anticotestamentario, che di fronte alle bassezze e ai tradimenti umani mostra il suo “Volto” segnato dall'ira... al punto che l'ebraico biblico gli attribuisce a più riprese il vocabolo 'af, che ricorda il suono delle narici che sbuffano in preda ad una emozione irrefrenabile...
Lo stesso Gesù, venuto sulla terra per parlarci dell'Amore misericordioso di Dio-Padre, reagisce anche Lui in modo veemente di fronte ai cambiavalute nel Tempio di Gerusalemme (Gv.2,13-17) o contro l'ipocrisia dei farisei  (Mt.23,13-32), a dimostrare che... diversamente dalla rabbia collerica che fa evidentemente il gioco del male... c'è anche un' "ira" divina che è frutto dello sdegno con cui lo stesso male va rifiutato.
E' questa la via tracciata da Cristo per quei cuori che, sottraendosi all' "anestetico" dell'indifferenza, battono i palpiti “della carità e dell'amore” i quali, come dice Swami, “non sono mai neutrali” e così, quando incontrano l'ingiustizia, rispondono spontaneamente con quello sdegno che non si concilia certo con una egoistica impassibilità.
Per conseguenza, la via spirituale è percorsa non dagli indifferenti che aderiscono per "quieto vivere" al cliché del "non arrabbiarsi mai"... quanto invece da coloro che si dissociano sempre dal male, convogliando poi nella giusta direzione l'indignata irritazione che può naturalmente verificarsi di fronte alle sue manifestazioni.

« "dente per dente": PERDENTE! »
       (Swami Roberto)

Con questo suo gioco di parole, Swami "fotografa" la sconfitta di tutti coloro che, praticando la vendetta, assecondano il nemico di Dio... "accompagnati" peraltro da quanti, pur non vendicandosi, alimentano però quel rabbioso risentimento che intossica la loro interiorità.
Al fine di evitare che il veleno del male “inoculato” dall'esterno “vada in circolo”, occorre innanzitutto contenere le reazioni di rabbia con il “laccio emostatico” di una volontà esercitata pazientemente in questo senso e poi... bisogna anche fare tutto il possibile per intervenire con il risolutivo “antidoto”: tramutare la rabbia provocata dall'indignazione, in una spinta ulteriore per contrastare ancora di più il male... con una risposta ancora più forte nell'amore.
Solo coloro che scongiurano il rischio di addormentare la propria coscienza nell'indifferenza... e poi sanno anche evitare il vortice della rabbia incontrollata, disinnescando per conseguenza ogni forma di violenza... camminano su quella via spirituale che permette, come dice Swami, di liberare "la forza prorompente della bontà".

« Il parlare del giusto è "sì, sì; no, no" e non contempla il forse.
Gesù accoglie i peccatori e i saggi,
MA RESPINGE I TIEPIDI.
Datti da fare! 
»
       (Swami Roberto)












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